Cassa integrazione fino a dicembre. Attiviamo subito i 20 miliardi dell’Ue

Di seguito l’intervista per La Stampa del Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. A cura di Paolo Baroni:


La «grande sfida», spiega il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, è quella di «riuscire a mettere sia le imprese che i lavoratori come in una bolla, per proteggerli dagli effetti della crisi e poter tornare al più presto possibile alla situazione pre-Covid, se non addirittura in condizioni migliori». Per questo è pronta ad allungare sino a fine anno la cassa integrazione, con un’attenzione particolare ai settori che continuano a presentare difficoltà, utilizzando i 20 miliardi che l’Europa ci metterà a disposizione col programma Sure. Catalfo non vede all’orizzonte il rischio che esplodano nuove tensioni sociali, «perché – dice – con tutti gli interventi messi in campo abbiamo voluto sostenere l’economia ed i lavoratori e tutelare le famiglie. È chiaro che adesso dovremo fare investimenti ed altri interventi».

A cosa pensa?

«Bisogna fare attenzione ai settori che stanno subendo e subiranno di più la crisi, come il turismo e alcuni settori industriali, che avranno più difficoltà degli altri comparti. Per questi andranno previsti nuovi interventi ed andranno predisposti specifici piani strategici».

I sindacati chiedono di allungare sino a fine anno la cassa integrazione…

«Per molti settori si dovrà certamente investire ancora in strumenti di sostegno al reddito, ma poi c’è anche il Fondo nuove competenze, che consente una temporanea rimodulazione delle ore di lavoro ed una formazione di qualità del lavoratore, che può essere utilizzato».

Hanno chiesto anche di prorogare il blocco dei licenziamenti?

«La proposta del blocco l’ho fatta io: se allunghiamo la cig allunghiamo ovviamente anche il blocco dei licenziamenti».

Confindustria non è d’accordo?

«Non credo che le imprese vogliano privarsi così a cuor leggero dei dipendenti che avevano prima della crisi. Hanno tutto l’interesse a mantenerli in organico, anche perché su di loro hanno investito in formazione e competenze. Il nostro obiettivo è evitare che siano costrette a licenziare per sopravvivere. Per questo, oltre alla cig, in questi mesi le abbiamo sostenute con strumenti come i finanziamenti a fondo perduto e il taglio dell’Irap, solo per citarne alcuni. Continueremo a farlo con ulteriori interventi futuri».

Torniamo agli ammortizzatori: si tratta di interventi che costano tantissimo, dove troviamo altri soldi?

«Dal fondo Sure. Parliamo di una cifra considerevole che l’Europa ci mette a disposizione, qualcosa come 20 miliardi di euro che possono ulteriormente agevolare le aziende in questa fase di transizione. Lo attiveremo subito, non appena disponibile. Ci aspettiamo massima celerità da parte dell’Europa. Intanto, come Ministero stiamo elaborando la stima dei costi per il rifinanziamento della cassa integrazione, che è mia intenzione allungare fino alla fine dell’anno, e del Fondo nuove competenze che invieremo nei prossimi giorni al Ministero dell’Economia proprio al fine di un utilizzo puntuale di Sure». 

Il reddito di emergenza è partito a razzo: 250 mila richieste in 10 giorni…

«È una misura a tempo che nasce dalla richiesta dell’Anci a fronte delle carenze alimentari denunciate da tanti cittadini rimasti senza sussidi e senza lavoro. Va monitorata con attenzione per capire bene quali sono le cause dei problemi di queste persone e quindi progettare un percorso anche per loro».

E scaduti i due mesi di questo sussidio?

«Penso che si dovrebbero allargare alcuni requisiti del reddito di cittadinanza, che invece è una misura strutturale, aumentando la scala di equivalenza per le famiglie più numerose, incrementando il contributo per l’affitto sulla base dei componenti della famiglia e collegando la misura ad un Isee più vicino alle reali condizioni delle persone».

Manca però sempre la seconda fase: la ricollocazione al lavoro.

«La crisi ha interrotto le procedure concorsuali delle Regioni, che prevedono l’assunzione fra il 2019 e il 2021 di altri 11.600 operatori dei centri per l’impiego. Ora bisogna riprendere questo percorso e andare avanti per mettere in piedi un sistema che, anche in sinergia con le agenzie per il lavoro, ci consenta di seguire bene le persone e ricollocarle, fornendo loro anche gli strumenti per potersi attivare da sole».

Però di qui a fine anno di lavoro non ce ne sarà tanto…

«L’Italia si sta rimettendo in moto e dobbiamo essere pronti per la ripresa».

A proposito di fondi europei. Lei che ne pensa del Mes?

«Come è noto il nostro movimento politico non è favorevole al Mes. Vedo invece che il Recovery fund offre molte possibilità interessanti anche nel mio settore perché consente di investire sull’inserimento lavorativo dei giovani e delle donne, sulla riduzione del gap salariale uomo/donna, sulla formazione – anche digitale – e sul salario minimo. Il mio auspicio è che arrivino ancora più risorse».

In molti lamentano ancora ritardi sull’erogazione della cassa integrazione. Non dovevate accelerare?

«Ad oggi l’Inps in tutto ha pagato la cig a oltre 7 milioni di persone, ne mancano ancora 419mila. Entro 10 giorni saranno pagati tutti i lavoratori per cui le aziende hanno inviato il modello SR41 che contiene tutti i dati del lavoratore. Sulla cassa in deroga sono state pagate 911mila persone e ne mancano 180mila, ma adesso che abbiamo deciso di saltare il passaggio attraverso le Regioni anche qui non dovrebbero esserci più problemi. Detto questo la cassa integrazione merita una bella riforma…».

A cosa punta?

«A semplificare le procedure e a ridurre il numero degli attuali strumenti esistenti. Bisogna certamente mettere ordine ed occorre prevedere meno misure passive, perché spesso chi sta tanto in cig poi finisce per uscire dal mercato del lavoro, e più interventi su formazione e politiche attive».

Serve un nuovo Patto sociale?

«Per me il dialogo con le parti sociali è costante e continuo e l’ho portato avanti in tutti questi mesi. Ad esempio, sui protocolli sicurezza abbiamo lavorato con le parti sociali anche di notte. E adesso per riprenderci e far sì che questa crisi non influisca negativamente sulle famiglie, sulle imprese e i lavoratori è chiaro che bisogna lavorare insieme. Il dialogo è indispensabile».

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