Biodigestore: da Confindustria soluzioni campate per aria

Nei giorni scorsi si è assistito ad un dibattito a tratti surreale sulla localizzazione del biodigestore, dopo che da molte parti il sito precedentemente individuato a Chianche è stato ritenuto inidoneo in quanto interesserebbe l’areale del Greco di Tufo. Da parte di importanti esponenti di Confindustria sono venute fuori soluzioni fantasiose, che non tengono conto né degli impedimenti tecnici né del sacrosanto principio che vorrebbe che tutti i territori della provincia contribuissero in maniera equilibrata alla gestione dei rifiuti prodotti da tutti.

Andiamo con ordine.

Per evitare il traffico di autocompattatori nell’areale del Greco di Tufo, ed evitare così quello che viene definito un “danno reputazionale e quindi commerciale”, è stato inizialmente individuato, sempre da Confindustria, come sito alternativo a Chianche quello di Difesa Grande, ad Ariano Irpino. La grande idea era, detta in parole povere, quella di costruire l’impianto sopra la vecchia (e ancora non bonificata) discarica arianese.

Mi sono opposto fermamente a questa prima ipotesi evidenziando che tutte le analisi fatte in questi anni parlano non solo di un probabile inquinamento dei terreni circostanti, ma anche di gravi problemi di staticità della vecchia discarica, con due fenomeni franosi che hanno quasi sicuramente portato alla rottura dei teli di impermeabilizzazione. Quella di Difesa Grande, insomma, si è subito dimostrata una proposta campata per aria e fatta senza nessuna cognizione tecnica.

La seconda proposta, sulla falsa riga della prima, è stata quella di costruire il biodigestore a Savignano Irpino, a pochi chilometri dall’attuale discarica di Pustarza e dalla prima citata discarica di Difesa Grande.

Queste due proposte individuano fondamentalmente l’area interessata dalle due discariche come quella destinata ad essere la pattumiera della provincia (dopo esser stata quella dell’intera Regione Campania). Per difendere l’areale del Greco di Tufo si continua a compromettere un’area che dovrebbe evidentemente avere come unica vocazione quella di accogliere rifiuti. Si vorrebbe forse far passare l’idea che, purché non si tocchino le altre aree della provincia, tanto vale continuare a martoriare aree a vocazione agricola che hanno già subito considerevoli danni ambientali? O si vuole forse intendere che in quest’area il danno reputazionale e commerciale è ormai fatto e non vale la pena interessarcene oltre?

Mi permetto di far notare, inoltre, che si continua a martoriare un’area che è a confine con la provincia di Foggia, lontana da tutti gli altri comuni e che in questo modo si alimenta quello che è il vero cancro del sistema integrato di raccolta e smaltimento: il turismo dei rifiuti. Un continuo viavai di autocompattatori che interessa perennemente le stesse aree della provincia, e che deve quotidianamente attraversare la città di Ariano con un impatto negativo dal punto di vista ambientale e del traffico.

Se davvero si crede che questo biodigestore sia utile, come continuano a ripetere importanti esponenti di Confindustria, perché non si comincia a ragionare sulle aree ASI? Si tratta di aree industriali, con facile accesso alla viabilità. Una delle aree ASI utilizzabili potrebbe per esempio essere quella di Nusco/Lioni/Sant’Angelo: un’area infrastrutturata, con diversi opifici inutilizzati e ben collegata al sistema viario. Un’area che inoltre garantirebbe che le varie parti della provincia si prendessero carica dello smaltimento dei rifiuti in modo equo, con l’area dell’arianese che continuerebbe a smaltire i rifiuti indifferenziati grazie alla discarica di Pustarza e quella dell’Alta Irpinia che smaltirebbe invece i rifiuti organici.

I cittadini hanno il diritto di essere informati e di esprimere la propria opinione. Apprezzo per questo l’idea del sindaco di Savignano di convocare un Consiglio Comunale monotematico sul biodigestore, purché si tratti di un consiglio aperto a tutti i sindaci e amministratori dei comuni limitrofi, per non ripetere lo stesso errore fatto a Chianche.

La posizione di Confindustria non è quella dei cittadini di Ariano e dei comuni confinanti, cittadini che hanno già dato tanto dal punto di vista dello smaltimento dei rifiuti e che non possono continuare ad essere considerati cittadini di serie B.

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