Diritto alla casa, finalmente giustizia per i romani

Una storia di giustizia, l’ennesima vittoria per i cittadini onesti. A Tor Bella Monaca una mamma, un papà e i loro due bambini hanno mosso i primi passi nella casa popolare a cui hanno diritto.

Abbiamo riacquisito giovedì scorso un alloggio capitolino che era stato occupato abusivamente da un uomo di 27 anni, appartenente ad una nota famiglia sinti. Lo stesso giorno, alla famiglia legittima assegnataria sono state consegnate le chiavi dell’alloggio.

Voglio ringraziare gli agenti della Polizia Locale per aver portato a termine l’operazione, insieme ai dipendenti del Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale, che con impegno e determinazione portano avanti un costante ed indispensabile lavoro per la nostra città.

Difendiamo i diritti delle famiglie che attendono da anni in graduatoria la casa popolare, mettendo fine a soprusi e alla malagestione di decenni. Auguro ogni bene a questa famiglia come alle altre centinaia che, grazie alla velocizzazione delle assegnazioni, quest’anno passeranno il primo Natale nella casa popolare a cui hanno diritto.

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Non si può morire su una barella

È successo di nuovo. Dopo 48 ore di ricovero in barella, una signora 96enne della Marsica lascia i suoi cari su una barella del pronto soccorso. Questa è l’eredità che questo governo regionale lascia agli abruzzesi. Quattro anni e mezzo di tagli e chiusure. Una sanità senza dignità!

Chissà cosa ne pensano i 162 Sindaci che stamane sulla stampa rinnovano il proprio sostegno al centrosinistra!

E’ morta dopo oltre due giorni di pronto soccorso su una barella perché in ospedale non c’erano posti letto. Si tratta di una pensionata marsicana finita al pronto soccorso a causa di problemi intestinali e mai arrivata al reparto. Continuano le proteste per la carenza di posti nella Marsica. Dalla Asl hanno fatto sapere che i familiari della 96enne si sono opposti a un trasferimento in altra struttura sanitaria per un intervento chirurgico.

Una situazione di sovraffollamento cronica nel territorio marsicano e l’offerta sanitaria insufficiente alla dmanda di migliaia di cittadini. Una situazione che sta suscitando critiche da parte di numerosi pazienti e familiari costretti a restare in attesa per giorni in condizioni spesso drammatiche.

“Bisogna restituire dignità ai pazienti”, spiegano i familiari dell’anziana originaria di Capistrello che non hanno voluto presentare denunce ma solo rendere noto il caso all’opinione pubblica, “dignità di non morire su una barella, come quello che è successo a noi. Questi lettini sono spesso usurati e non tutti sono dotati di sbarre. Stare tante ore su una barella, che è più stratta di un letto, che spesso non permette di allargare le braccia, non è facile. Anzi è disumano”.

Un altro paziente è rimasto tre giorni su una barella sempre a causa della carenza di posti letto. Sono casi limiti ma comunque frequenti. Una situazione segnalata già alla fine dello scorso mese che, a quanto pare, sembra non cambiare. Ma i casi di attese interminabili e ricoveri in pronto soccorso su barelle per ore e giorni sono innumerevoli.

La Asl sullo specifico episodio della 96enne ha tenuto a sottolineare che i familiari si sono opposti a un trasferimento in strutture di altre città. “La paziente che aveva 96 anni doveva essere operata”, afferma il manager della Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila, Rinaldo Tordera, in merito all’anziana signora deceduta al pronto soccorso, “ma i parenti si sono opposti all’intervento e a un eventuale trasferimento in altri ospedali della provincia. La paziente”, continua il direttore generale, “nei giorni scorsi si è presentata con dolori addominali e dagli esami effettuati, tra cui la Tac, è emersa un’occlusione intestinale.

I medici hanno quindi comunicato ai parenti la necessità di sottoporla a intervento chirurgico ma i congiunti non hanno dato il consenso, anche per l’età molto avanzata. Il personale medico, preso atto di questa volontà, ha così assistito fino in fondo la donna che poi è deceduta durante una permanenza di circa 48 ore al pronto soccorso”.
AbruzzoLive.it

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Lavoro da creare e lavoro da tutelare, la nostra meta

Il lavoro, quello che dà dignità alla vita delle persone, è per noi un valore fondamentale. È per questo che ci tengo a condividere con voi i primi risultati del nostro impegno per tutelare quelle fasce di popolazione che per troppo tempo sono state lasciate indietro: ecco alcuni degli obiettivi raggiunti, nonché alcune delle battaglie ancora in corso sulle quali andiamo avanti con determinazione, nell’interesse dei cittadini.

DECRETO DIGNITÀ E SMANTELLAMENTO DEL JOBS ACT:
In Commissione Lavoro abbiamo seguito l’iter di approvazione del Decreto Dignità, strumento importantissimo per limitare finalmente l’abuso dei contratti precari, che nel 2017 rappresentavano circa il 90% delle nuove assunzioni. Per contrastare questo squilibrio abbiamo ridotto la durata massima del contratto a tempo determinato dai 36 mesi precedenti a un massimo di 12 mesi, dando però la possibilità alle imprese di rinnovare eccezionalmente il contratto per altri 12 mesi. Ma non ci siamo fermati qui: abbiamo reso il contratto a tempo indeterminato quello più vantaggioso per le imprese grazie all’introduzione di diversi sgravi contributivi per le nostre imprese. Siamo intervenuti anche sui cosiddetti “Presto”, i contratti per prestazioni occasionali, dando risposte concrete alle problematiche che erano state riscontrate soprattutto dalle piccolissime imprese, senza liberalizzare l’utilizzo. Abbiamo poi abolito lo split payment per i professionisti, disattivato lo spesometro e il redditometro: adempimenti inutili che toglievano energie produttive alle nostre imprese. Con il decreto Emergenze e con il decreto Fiscale abbiamo ripristinato la cassa integrazione per riorganizzazione e crisi aziendale, nonché quella per cessazione, reintroducendo quindi quelle tutele che il Jobs Act aveva abolito. Il MoVimento 5 Stelle ha invertito la rotta, perché la dignità delle persone viene prima di tutto.

MANOVRA DEL POPOLO:
Reddito di cittadinanza e investimenti. A proposito di diritti e dignità delle persone, il Reddito di cittadinanza è uno dei temi più importanti che affronterà la Commissione Lavoro nel breve periodo, perché la misura entrerà in vigore nei primi mesi del 2019. La Manovra del Popolo stanzia ben 9 miliardi destinati a cittadini e famiglie che sono in momentanea situazione di difficoltà economica. Di questi fondi, un miliardo andrà alla riforma dei Centri per l’impiego, che dovranno finalmente accompagnare le persone al lavoro. Il Reddito di cittadinanza è una battaglia storica del MoVimento 5 Stelle, e come promesso, abbiamo trovato i fondi necessari per introdurla. Nei prossimi mesi, quindi, arriverà in Parlamento il provvedimento che regolamenterà nel dettaglio il funzionamento della misura. Bisogna ribadire un concetto: il reddito di cittadinanza servirà ad aiutare le persone a formarsi e i beneficiari dovranno anche mettersi a disposizione per aiutare la comunità in cui vivono. Non è un regalo da dare a chi se ne sta sul divano, ma all’attività formativa seguiranno delle proposte di lavoro in grado di valorizzare le competenze acquisite. Sappiamo bene che per far funzionare a pieno questa misura sarà necessario riformare radicalmente i Centri per l’impiego e così faremo. Allo stesso tempo sarà necessario puntare sulla crescita per far ripartire gli investimenti e di conseguenza anche l’occupazione. Non a caso prevediamo anche 15 miliardi di euro aggiuntivi di investimenti in tre anni. Vogliamo farlo crescere davvero questo Paese, spazzando via le ricette inutili e dannose dei precedenti governi. L’abbiamo detto e lo faremo.

Pensione di cittadinanza e quota 100. Il nostro sostegno andrà anche ai pensionati: la pensione di cittadinanza garantirà ai pensionati che vivono sotto la soglia di povertà di ricevere almeno 780 euro al mese. La somma non l’abbiamo stabilita noi, ma è quella indicata da Eurostat come necessaria per avere una vita dignitosa. E ci pare giusto assicurare a tutti la possibilità di vivere in maniera dignitosa. Supereremo la legge Fornero con “Quota 100”. Tutti quei pensionati lasciati in stand by da quell’odiosa legge avranno l’opportunità di andare in pensione nei tempi giusti. Dopo 38 anni di lavoro e di contributi versati e a un’età di 62 anni la pensione è un diritto sacrosanto che vogliamo garantire. Lo dobbiamo ai nostri lavoratori che meritano di avere più tempo da dedicare alla loro vita e alla loro famiglia, senza dimenticare che consentirà finalmente un vero e proprio ricambio generazionale. Ricambio generazionale. Siamo poi consapevoli che le donne entrano in genere nel mondo del lavoro con ritardo rispetto ai loro colleghi uomini. È per questo che abbiamo sostenuto anche la proroga di Opzione donna, l’opportunità per le lavoratrici di accedere alla pensione con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi.

Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, congedo parentale, più tutele per i lavoratori esposti all’amianto. Nel primo passaggio della legge di bilancio alla Camera siamo riusciti ad introdurre importanti misure: per l’anno 2019 abbiamo incrementato di 10 milioni il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili per incentivare le assunzioni di lavoratori con disabilità, aumentato di un giorno il congedo parentale e con un emendamento a mia prima firma consentiamo ai lavoratori esposti all’amianto passati dal privato al pubblico di poter andare in pensione prima, senza preoccuparsi di aver versato i contributi a gestioni previdenziali differenti.

ATTENZIONE AI DIRITTI DEI LAVORATORI:
In questo particolare momento storico, non possiamo dimenticare i lavoratori delle aziende in crisi. Occhi e orecchi aperti su quanto accade al Mise, per garantire a tutti molte delle tutele che leggi sciagurate come il Jobs Act hanno cancellato. Pernigotti, Industria Italiana Autobus, Comdata, Comital, Whirlpool, Coop Tirreno, Fca sono solo alcune delle situazioni che stiamo seguendo. E continueremo in questa direzione. Non ci fermiamo.

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200 miliardi di euro di investimenti per lo sviluppo e l’innovazione

Nonostante alcuni organi d’informazione vadano ripetendo come un disco rotto che nella Manovra del Popolo mancano interventi per gli investimenti e lo sviluppo, la realtà è ben diversa. Nei prossimi mesi ci sarà un drastico cambio di rotta per l’Italia in tema di sviluppo economico. Uno degli obiettivi è creare una rete nazionale tra grandi imprese partecipate in grado di supportare l’azione di politica industriale del Governo. Le partecipate pubbliche sono già pronte a supportare l’operazione di rilancio del Paese con investimenti che arrivano a sfiorare i 15 miliardi di euro da qui al 2021. Tra queste, in primo piano c’è Cassa Depositi e Prestiti, che è controllata per circa l’83% dal Ministero dell’economia e delle finanze.

E che, nel suo nuovo piano industriale, ha pronto vero e proprio bazooka: oltre 200 miliardi di euro di risorse per i prossimi 3 anni per sostenere i piani di rilancio del Paese. Sono soldi che serviranno a rilanciare il tessuto industriale, con una forte attenzione alla crescita e lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane, cuore pulsante della nostra economia.

Una parte di queste risorse serviranno proprio per la loro crescita in chiave innovativa e per lo sviluppo dell’export, coerentemente con quanto sta facendo il Governo e il Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Luigi Di Maio. Un’altra conferma di qualcosa che abbiamo sempre detto: è possibile tutelare i diritti dei lavoratori e, al contempo, sostenere le imprese. E lo stiamo dimostrando con i fatti.

Lo stesso vale per le startup: nel nuovo piano di CdP infatti, sono previsti interventi più incisivi nel Venture Capital, esattamente in linea con le misure previste dal Governo che, dopo anni di immobilità, sta puntando forte sullo sviluppo innovativo del Paese. Facciamo dunque un ulteriore passo in avanti per trasformare l’Italia in un Paese sempre più competitivo, capace di attrarre gli investitori e riportare indietro i cervelli in fuga.

La nuova CdP vuole anche focalizzare la propria azione su infrastrutture, territori e Pubblica Amministrazione. L’intento è quello di investire per sostenere la PA nello sviluppo e finanziamento delle opere. Ma anche sviluppare opere strategiche insieme a soggetti industriali, che consentiranno di rafforzare le competenze di business, industriali e operative.

Immaginate quante opere e quanti servizi possono essere implementati nei comuni italiani. Grazie al finanziamento di Cdp si potrà, ad esempio, intervenire sugli edifici scolastici, realizzare interventi di manutenzione stradale e anche rafforzare il trasporto pubblico. Più autobus per tutti e anche ecologici, visto che un altro ambito di intervento sarà proprio quello dello sviluppo sostenibile, con un focus su mobilità, energia e ambiente.

Quello di Cassa Depositi e Prestiti è solo uno dei tanti esempi di come il Governo del Cambiamento intende indirizzare la politica industriale del Paese e la gestione delle partecipate pubbliche. Una gestione che, pur rispettando la doverosa separazione dei ruoli tra politica e amministrazione aziendale, rimette al centro l’interesse di tutti, ossia lo sviluppo organico dell’Italia che deve diventare un Paese leader in Europa dal punto di vista dell’industria e dell’innovazione. Lo eravamo in passato e torneremo ad esserlo: sta cambiando tutto.

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Basta rinvii, il reato di associazione mafiosa venga riconosciuto in tutta Europa

di Laura Ferrara, EFDD – Movimento 5 Stelle Europa

Spesso negli altri Stati membri europei il pericolo rappresentato dalle mafie è sottovalutato, ritenendo che il fenomeno interessi soltanto alcuni territori italiani. Il blitz che ha portato nei giorni scorsi a 90 arresti per associazione mafiosa e narcotraffico tra l’Europa e il Sud America dimostra ancora una volta, al contrario, che la criminalità organizzata è un fenomeno diffuso e non esclusivamente italiano. Alla luce di ciò, come relatrice del Report sulla lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione al Parlamento europeo, ho inviato oggi una lettera al Commissario UE per l’Unione della Sicurezza Julian King, chiedendo l’elaborazione di una proposta legislativa che preveda norme minime comuni a livello europeo.

L’operazione, coordinata dalla Direzionale nazionale antimafia e dalla Dda di Reggio Calabria, è stata possibile solo grazie alla cooperazione delle forze di Polizia e della Magistratura di Italia, Germania e Paesi Bassi. Ciò dimostra che la criminalità organizzata deve essere combattuta con regole comuni e riconoscendo il reato di associazione mafiosa, sulla falsariga dell’articolo 416 bis del codice penale italiano, a livello europeo.

La possibilità di una condivisione di norme minime comuni, che includono anche una migliore circolazione delle informazioni all’interno dell’Unione europea e la creazione di un’unità speciale di Europol, renderebbe sempre più efficace la lotta alle mafie. Superare le differenze fra le normative degli stati membri per permettere una migliore cooperazione delle forze dell’ordine a livello europeo e combattere più efficacemente le mafie.

Il MoVimento si è sempre impegnato in ogni istituzione nella lotta contro la mafia e la corruzione, e anche nel Parlamento europeo abbiamo portato avanti questa battaglia. Gli interessi economici in gioco sono enormi: i proventi delle attività criminali vengono reinvestiti spesso nell’economia degli altri Paesi europei, privi di idonei strumenti di contrasto. La cooperazione a livello europeo è essenziale per sconfiggere la criminalità organizzata

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